Il problema dei brevetti

Tratto da: ” Per un futuro equo”, a cura di Wolfang Sachs e Tilman Santarius, Feltrinelli, Milano 2007

DIRITTO INTERNAZIONALE: I BREVETTI SUL VIVENTE

  1. Introduzione

L’epoca attuale, in cui l’economia industriale è affiancata o si è trasformata in economia dei servizi, vede svolgersi conflitti che non riguardano solo le materie prime/risorse naturali, ma anche e soprattutto le conoscenze per manipolarle. Chi offre conoscenze ha una posizione privilegiata (problema di acquisizione dei diritti di proprietà intellettuale).

Brevetti (sulle invenzioni, sulle tecnologie, sui codici genetici…): diritti certificati che assicurano a chi sviluppa idee e prodotti una tutela limitata, con il controllo esclusivo dello sfruttamento economico delle proprie creazioni.

Biobrevetti: brevetti sui codici genetici di piante, animali, microrganismi.

E’ con la globalizzazione che sono nate le prime leggi ed è iniziata la ricerca di accordi internazionali, universali: con quali regole rilasciare i brevetti? (WTO; gli stati del “Nord” del mondo e alcune imprese fanno però la parte da leone, rispetto ai paesi del “Sud” e alle comunità locali).

1. Biodiversità

La biodiversità è considerata dalle persone di buon senso un bene comune, un’eredità collettiva.La FAO (uno dei primi accordi di diritto internazionale per il trattamento delle risorse viventi), nel 1983, ne ha dato tale definizione. Per le imprese che coltivano a scopo di lucro tale definizione rappresenta però una minaccia per la protezione delle coltivazioni fondate sul diritto privato, per la paura di perdere i profitti che derivano dall’esclusiva commercializzazione dei propri prodotti.

    Per le comunità locali (in aree ad alta biodiversità) è inoltre necessario veder riconoscere il valore delle proprie coltivazioni e averne l’esclusiva.

    Gli stati del Sud del mondo ritengono infine la biodiversità un patrimonio nazionale; non vogliono che l’accesso ad essa per i paesi del Nord sia senza regola in nome del “patrimonio comune”.

    2.Biopirateria

    Se il concetto di “eredità comune” pone problemi, il diritto di proprietà ne pone altri.Le imprese biotecnologiche e le multinazionali (dei paesi del Nord) ricercano conoscenze tradizionali e materiale genetico nei paesi ad alta biodiversità per ottimizzare le merci (principi attivi per medicinali, cosmetici, farmaci). Cercano quindi di ottenere brevetti sulla proprietà di tali prodotti per accaparrarsi il diritto di stabilirne il prezzo sul mercato. In tal modo le popolazioni locali si sentono espropriate. Da ciò nasce il concetto di biopirateria, che a seconda della prospettiva assume diverso significato: per le comunità locali e gli stati del sud tale accusa è rivolta alle imprese che si appropriano di risorse senza il consenso della comunità o dello stato di appartenenza e che non ne condividono i proventi (esempio: ditta Pfizer-pianta di Hoodia); per le imprese transnazionali la biopirateria è l’uso non autorizzato dei loro prodotti, il non pagarne i diritti di utilizzo (esempio: Monsanto 2001-uso di sementi sotto brevetto).

      3.Estinzione della biodiversità

      L’uso della varietà biologica è connesso con pratiche culturali, è illegittimo privatizzarlo.I diritti di proprietà intellettuale contribuiscono all’estinzione della biodiversità, determinando l’uniformità genetica mondiale delle specie.

      Le piante standardizzate inoltre sono più vulnerabili ad agenti patogeni (fenomeno dell’erosione genetica)

      Esempio:riso indiano da 50000 tipi a 30 tipi,con semi standard non consoni al terreno.

      4. Conflitti sociali e politici

        Non si tratta solo di un problema di biodiversità: il conflitto sui brevetti è un conflitto più ampio, di natura sociale e politica. I brevetti, limitando l’accesso ad alcune parti della biosfera mettono in pericolo alcune forme di vita tradizionali.

        Chi possiede le conoscenze? (chi ripartisce i profitti?) 6 multinazionali (Aventis, Dow, Du pont, Mitsui, Monsanto e Syngenta) controllano il 98% del mercato mondiale di organismi geneticamente modificati ed hanno quindi interesse nei brevetti e in un alto costo di rilascio delle licenze.

        5.Paradossi

        Ufficialmente i semi modificati dovrebbero garantire raccolti migliori in spazi minori, cancellando la povertà (costi minori), ma non è così.

        Esempio: Monsanto- Bit Cotton in India e aumento del debito dei contadini.

        In realtà

        -ricerche solo su prodotti redditizi senza considerare i reali bisogni dei contadini,

        -si sono trascurati i 5 prodotti davvero fondamentali (sorgo, miglio, ceci, piselli, arachidi);

        -solo l’1% del budget è stato investito in progetti utili per il Sud;

        - la maggior parte del budget è stato usato per migliorare la resistenza ai pesticidi ( le 6 multinazionali controllano anche il 70% del mercato dei fitofarmaci),

        - minore varietà a disposizione per lo scambio o la scelta (semi più adatti al clima, al terreno…)

        - le popolazioni sono costrette a pagare beni che apparterrebbero a loro stesse!

        6.Accordi internazionali (1)

        ONU: Convenzione sulla biodiversità (dal 1993 vi hanno aderito 188 stati, ma non gli Usa). Le risorse genetiche sono considerate un valore reale o potenziale su cui gli stati hanno diritto sovrano. L’accesso ad esse è basato sul consenso e sull’equa ripartizione dei proventi.

        Problema: non ci sono accordi vincolanti; la convenzione viene applicata a discrezione dei vari stati. Ad aderire è chi è sensibile e vuole tutelare la biodiversità. Non c’è alcun potere sanzionatorio e ciò fa si che la convenzione e chi la promuove siano inascoltati.

        Accordo TRIPS del WTO (1995, 149 paesi). Accordi per la tutela della proprietà intellettuale basata sul diritto privato. Non c’è riconoscimento della sovranità nazionale, delle conoscenze tradizionali, né vige il principio dell’equa condivisione. A sottoscriverla sono i rappresentanti dei governi con esperti di economia e gestione di aziende. Sono applicate sanzioni pesanti nei confronti di chi compie infrazioni.

        Conflitto: Stati Africani vs UE, USA; timore degli USA: il sapere tradizionale va contro le leggi sui brevetti. Il WTO non è la sede adatta per discutere di biodiversità: è nato il WIPO (organizzazione mondiale sulla proprietà intellettuale).

        Possibile soluzione. Proprietà comune del brevetto tra comunità locale e imprese?

        7.Accordi bilaterali

          Per accelerare le trattative gli stati del Nord attuano accordi bilaterali con gli stati del Sud che in tal modo non hanno la possibilità di coalizzarsi. Si parla di TRIPS plus, molto più rigidi, con promesse di vantaggi ed accessi più favorevoli al mercato per certe merci. In realtà ciò comporta l’estensione dei vincoli nei confronti di tutti gli altri stati del WTO. Si tratta quindi di un modo per evitare trattative multilaterali più complesse e soddisfare gli interessi dei potenti..

          8. Accordi internazionali (2)

          1961: UPOV: Unione internazionale delle novità vegetali (tra stati industriali, con la partecipazione di pochi stati del Sud). Lo scopo era tutelare la difesa dei diritti di proprietà intellettuale dei loro coltivatori. Venivano di fatto tutelati i diritti dei grandi coltivatori e non dei piccoli; i costi per una certificazione erano molto alti; non si favoriva il libero scambio, ma i monopoli; veniva favorita l’uniformità delle specie vegetali.

          2004: Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

          Una discussione più equa ha portato al divieto di brevetto per le 64 specie più diffuse, souvenir dell’eredità comune. problemi irrisolti:

          -ciò vale solo per le specie native

          -come far valere tali principi?

          -quale relazione con i TRIPS?

          9.Conclusioni

          Tra Nord e Sud è in corso una sorta di tiro alla fune. La forza della legge fa giustizia o sostiene il diritto del più forte?

          Solo la legge può mettere fine alle prevaricazioni del più forte e portare a qualche giusta vittoria per le comunità locali e gli stati del Sud (nei summit si realizzano, di volta in volta, piccole vittorie da entrambe le parti). La legge che va applicata è quindi una legge che bilanci le differenze di potere, non che le renda più marcate; una legge che non è espressione di un diritto naturale, ma che bilancia una naturale disuguaglianza/ingiustizia.

          Riflessioni

          -Biodiversità: patrimonio comune che tutti possono sfruttare o principio di sovranità nazionale?

          -Estinzione della biodiversità: erosione genetica o piante davvero più resistenti?

          -Quali sono le sedi del dibattito? Ci sono sedi specifiche in cui discutere e far valere determinati principi o i principi dovrebbero valere sempre in tutti i contesti?

          -Giustizia: concetto carico di utopia, difficile da definire. Noi conosciamo le conseguenze dell’ingiustizia e dovremmo vivere uno sforzo costante per superare l’ingiustizia perchè “un modello di giustizia non equivale a un progetto o a un manuale per un mondo migliore, ma esprime quegli ideali che spingono ad opporsi all’ingiustizia“.

          Sintesi di Francesca Maria Quaglia, 21 febbraio 2008.

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