La Dottrina sociale della Chiesa su economia e ambiente

Durante il nostro percorso su sviluppo e giustizia abbiamo preso in esame anche il Compendio della dottrina sociale della Chiesa: abbiamo infatti cercato di inserire all’interno di una prospettiva cristiana i problemi legati alla concezione dell’economia e del rapporto con l’ambiente, in quanto dimensioni della vita umana in generale. Ci siamo inizialmente soffermati sui principi generali che ispirano la dottrina sociale, a partire dall’introduzione. Infatti il messaggio di Redenzione di cui la Chiesa si fa carico è un messaggio rivolto a “tutto l’uomo”, cioè all’esperienza umana in tutti i suoi risvolti anche sociali; per questo sussiste un forte nesso tra evangelizzazione e promozione umana. La Chiesa non si fa carico della vita in società sotto ogni aspetto, ma con la competenza sua propria, che è quella dell’annuncio di Cristo Redentore: « La missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine che le ha prefisso è di ordine religioso. Eppure proprio da questa missione religiosa derivano un compito, una luce e delle forze che possono servire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la Legge divina ». A partire da questa premessa vengono esposti i cinque principi fondanti della dottrina sociale: 1) Il principio del bene comune , inteso come « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente ». Esso deriva dalla pari dignità di tutti gli esseri umani, ed è ulteriore rispetto alla semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale; come bene indivisibile, cioè di tutti e di ciascuno, è infatti possibile raggiungerlo soltanto insieme. 2) La destinazione universale dei beni. Tale principio discende da quello del bene comune, ed è così formulato: « Dio ha destinato la terra con tutto quello che in essa è contenuto all’uso di tutti gli uomini e popoli, sicché i beni creati devono pervenire a tutti con equo criterio, avendo per guida la giustizia e per compagna la carità ». 3) Il principio di sussidiarietà: “In base a tale principio, tutte le società di ordine superiore devono porsi in atteggiamento di aiuto subsidium ») - quindi di sostegno, promozione, sviluppo – rispetto alle minori. Caratteristica conseguenza della sussidiarietà è la partecipazione”. 4) Il principio di solidarietà, che conferisce particolare risalto all’ intrinseca socialità della persona umana, all’uguaglianza di tutti in dignità e diritti, al comune cammino degli uomini e ei popoli verso una sempre più convinta unità. 5) La via della carità. La carità viene qui presentata nella sua autentica valenza di criterio supremo e universale dell’intera etica sociale. Essa è intesa come un principio che “presuppone e trascende la giustizia”, completandola. Pertanto,Nessuna legislazione, nessun sistema di regole (…) riusciranno a persuadere uomini e popoli a vivere nell’unità, nella fraternità e nella pace, nessuna argomentazione potrà superare l’appello della carità”.

Dopo questa introduzione generale ci siamo dedicati a temi più specifici; in particolare abbiamo letto il capitolo VII, dedicato alla vita economica. Le Sacre Scritture propongono una duplice rappresentazione dei beni economici: da un lato l’abbondanza è benedizione di Dio, dall’altro la ricchezza è condannata nella misura in cui diviene causa scatenante di imbrogli, sfruttamenti, ingiustizie. La stessa povertà, che di per sé è un male, se vissuta nella fede predispone al riconoscimento dell’ordine creaturale fissato da Dio. Il “povero” sa che ogni bene è un dono che viene da Dio. Alla luce della Rivelazione, l’attività economica deve essere posta a servizio dell’uomo e della società; per questo beni mantengono sempre una destinazione universale: Dio li ha creati per tutti. I fini particolari dell’attività economica devono essere subordinati armonicamente ai fini superiori, fino al fine supremo. Efficienza e promozione dello sviluppo umano non sono in alternativa, ma l’una è subordinata all’altra. Se da una parte il diritto di iniziativa economica individuale non può essere alienato perché in esso si esprime la soggettività creativa dell’uomo, dall’altro l’impresa non può calpestare la dignità delle persone che vi operano e lavorano. Per questo il libero mercato può essere compatibile con l’utilità sociale se la competizione stimola la virtù individuale e la virtù sociale. Lo Stato deve salvaguardare una certa uguaglianza tra le parti, in modo da evitare che una possa ridurre in schiavitù l’altra. I consumatori, dal canto loro, influenzano la realtà economica scegliendo liberamente tra consumo e risparmio: una scelta economica è al contempo una scelta morale e culturale. A livello globale, non vanno trascurati l’aumento delle disuguaglianze, tra Stati e dentro gli Stati, la mancanza di rispetto verso le culture dei popoli più poveri, la scarsa responsabilità verso le generazioni future.

Infine abbiamo preso in considerazione il capitolo X, dedicato al rapporto tra uomo e ambiente. Infatti la creazione, al cui vertice è stato posto l’uomo, non si configura come come un luogo ostile o un male da cui liberarsi, ma come un dono, ed in particolare come “il luogo e il progetto che Egli affida alla responsabile guida e operosità dell’uomo“. Lo strumento di mediazione con la Natura fornito da Dio è il lavoro, che possiede una dignità intrinseca. In questo modo la relazione uomo/natura presuppone il più profondo rapporto tra l’uomo/Dio e Dio/natura. Da una parte il peccato umano ha portato squilibrio nell’armonia della creazione, e dall’altra “la natura stessa partecipa al dramma del Figlio di Dio rifiutato e alla vittoria della Risurrezione”. Grazie alla Risurrezione, Gesù ristabilisce quei rapporti di ordine ed armonia che il peccato aveva distrutto; dunque la coscienza degli squilibri tra l’uomo e la natura deve accompagnarsi alla consapevolezza che in Gesù è avvenuta la riconciliazione dell’uomo e del mondo con Dio.

È sempre bene tenere presente che solo all’interno di un rapporto con il Dio trascendente e creatore l’uomo può rapportarsi correttamente al mondo che lo circonda: se viene spezzato il legame che unisce il mondo a Dio, tale rottura finisce per disancorare dalla terra anche l’uomo, che si sente estraneo al mondo che lo circonda. Se si mette tra parentesi la relazione con Dio, si svuota la natura del suo significato profondo: “Il mondo si offre allo sguardo delluomo come traccia di Dio”, luogo nel quale si disvela il suo mistero.

In questa ottica l’attività della ricerca scientifica e la sua applicazione tecnica sono valutate come intrinsecamente positive; le conquiste scientifiche dell’umanità e gli sforzi per migliorare la propia condizione di vita sono “segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile progetto”. Ad es. la genetica e la sua applicazione tecnologica nell’agricoltura e nell’industria può essere uno strumento importante per la risoluzione di problemi come quello della fame e della malattia. È necessario però che di tali strumenti si faccia buon uso; il punto di riferimento centrale deve essere “il rispetto dell’uomo, che deve accompagnarsi al rispetto nei confronti delle altre creature viventi”. L’uomo, nella consapevolezza di essere collaboratore del progetto divino sulla creazione, non può infatti credere di poterne abusare a proprio piacimento; da qui segue la connessione necessaria tra la liceità degli interventi dell’uomo sulla natura e il senso di responsabilità dell’uomo stesso. La natura non è in sè in una realtà sacra e intangibile; proprio per questo l’uomo deve assumersi la responsabilità dei propri interventi. “Una corretta concezione dell’ambiente, da una parte non può ridurre utilitaristicamente la natura a mero oggetto di manipolazione, ma dall’altra non deve assolutizzarla e sovrapporla in dignità alla stessa persona umana”.

La tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti. La responsabilità verso l’ambiente si estende anche alle esigenza delle generazioni future. Per questo la programmazione dello sviluppo economico deve tenere in considerazione la non rinnovabilità di alcune risorse. Sempre nell’ottica della destinazione universale è necessario che i beni siano “equamente condivisi, secondo giustizia e carità”, in special modo nel caso dei beni di sussistenza, come l’acqua; l’avidità, sia essa individuale o collettiva, è contraria all’ordine della creazione. Va inoltre fatt notare come gli attuali problemi ecologici possono essere affrontati solo grazie ad una cooperazione internazionale; inoltre non bisogna ritenere la crescita demografica sia incompatibile con uno sviluppo integrale e solidale. Per il risolvimento dei problemi ecologici del presente si auspica inoltre un più generale cambiamento di stili di vita, improntati a solidarietà e sobrietà, nella consapevolezza dell’interdipendenza che lega tra loro tutti gli abitanti della terra.

Questa voce è stata pubblicata in Sviluppo e giustizia. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>