I cristiani e l’impegno politico

“Seguendo il pensiero di Lazzati – soprattutto negli anni in cui cominciava più direttamente a pensare alla Città dell’uomo – si dovrebbe dire che i battezzati consapevoli devono percorrere un cammino inverso a quello degli ultimi vent’anni, cioè non mirare ad una presenza dei cristiani nelle realtà temporali e alla loro consistenza numerica e al loro peso politico, ma ad una ricostruzione delle coscienze e del loro peso interiore, che potrà poi, per intima coerenza ed adeguato sviluppo creativo, esprimersi con un peso culturale e finalmente sociale e politico.

Ma la partenza assolutamente indispensabile oggi mi sembra – in tanto baccanale dell’esteriore – l’assoluto primato dell’interiorità, dell’uomo interiore. (…) Dobbiamo ora porci come obiettivo urgente e categorico di formare le coscienze dei cristiani (almeno quelli di loro che vorrebbero essere consapevoli e coerenti) per edificare in loro un uomo interiore compiuto anche quanto all’etica pubblica, nelle dimensioni della veracità, della lealtà, della fortezza e della giustizia.

Ma san Paolo chi insegna anche che all’uomo interiore si oppone un’altra legge o forza antitetica che è nelle radici della nostra corporeità intaccata dal peccato. E la consapevolezza di questo dovrebbe anzitutti portarci tutti all’umiltà: a edificare i nostri sforzi individuali e collettivi sul presupposto della nostra miserabile fragilità, che fa dire all’Apostolo: “Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (Rm 7,24)

Umiltà, dunque: individuale e collettiva di noi tutti cristiani. Mentre è tanto facile che, come collettività, procediamo con falsa sicurezza, con infelice parresia, se non con arroganza che, proprio ripensando a tutti questi decenni, non dovremmo avere, ma dovremmo piuttosto sentire come ragione di confusione e di vergogna.

L’uomo interiore, tuttavia, può essere salvato, anzi, come dice san Paolo, rinnovarsi di giorno in giorno se è potentemente rafforzato dallo Spirito di Dio. Allora l’uomo interiore può essere elevato a uomo nuovo, veramente essere in Cristo una nuova creazione (2 Cor 5,17). (…) Ma appunto tutto ciò deve essere di ora in ora implorato da Dio, credendo e confidando nella sua Paternità misericordiosa (…).

Ma per questo ci vogliono dei battezzati formati ad essere e ad agire nel tempo continuamente guardando all’ultratemporale, cioè abituati a scrutare la storia, ma nella luce del metastorico, dell’escatologia. Purtroppo siamo invece più spesso abiutati al contrario, cioè ad immergerci continuamente e totalmente nella storia, anzi nella cronaca: la nostra miopia ci fa pensare all’oggi o al massimo al domani (sempre egoistico), non oltre, in una reale dilatazione dello spirito al di là dell’io.

C’è un altro aspetto ed una conseguenza particolare di questa auspicabile sanazione della nostra vista – sanazione, dico, operata dal richiamo escatologico – che mi pare, concludendo, di dovere fra le altre particolarmente segnalare: il ricordare sempre che la Chiesa non è ancora il regno di Dio ma ne è, se mai, il germe e l’inizio (Lumen Gentium, n.5). E va aggiunto che delle sue due funzioni: l’evangelizzazione (cioè l’annunzio del Cristo morto, risorto, glorificato) e l’animazione cristiana delle realtà temporali, la seconda spesso può concernere il Regno in modo molto indiretto. Il che porta a concludere che tutte queste realtà temporali che dovrebbero essere ordinate cristianamente (compresa la politica) possono essere finemente e saggiamente relativizzate, secondo le diverse opportunità concrete: e comunque sempre rispettate nella loro autonomia e perseguite da laici competenti e consapevoli che, come diceva Lazzati,

“vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini del loro tempo e di varia estrazione culturale (…) attraverso il confronto e il dialogo, naturalmente senza perdita della propria identità, sempre nel rispetto della natura di tali realtà e della loro legittima autonomia, con sincero sforzo di comprendere l’altro”

E’ questa la via verso la Città dell’uomo, nella prospettiva sempre intensamente mirata della Città celeste, della nuova Gerusalemme. ”

Estratto dal discorso “Sentinella, quanto resta della notte?” di G. Dossetti, 1994

(in “La parola ed il silenzio”, Ed. Paoline 2005).

Questa voce è stata pubblicata in Politica. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>